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San Giovanni alla Vena e il Monte Castellare

San Giovanni alla Vena, compreso tra le pendici meridionali del Monte Pisano e il fiume Arno, è uno dei piccoli paesi che anima il territorio comunale di Vicopisano, il primo che si incontra uscendo dal borgo medievale se si percorre la strada Vicarese in direzione di Pisa. Da soli o accompagnati da una guida locale, passeggiare tra le stradine e i viottoli del paese è l’ideale per imbattersi in alcuni dei luoghi di interesse che ne raccontano la sua storia passata: la Pieve di San Giovanni, le ville nobiliari, l’edificio delle Cateratte Ximeniane – testimonianza di una delle più importanti opere di ingegneria idraulica dell’Ottocento –  ma anche le botteghe degli ultimi ceramisti che portano avanti una tradizione antica e i laboratori di appassionati artigiani del legno e del vetro.

Alle spalle del paese, sulla vetta della collina che lo sovrasta e lo protegge, il Monte Castellare, si trova l’Oratorio di Santa Croce in Castellare: raggiungibile a piedi – per chi ama fare una bella camminata salutare – o in macchina, percorrendo una suggestiva strada sterrata all’interno del bosco e tra terrazzamenti di ulivi, è il luogo a cui i paesani sono più affezionati, meta di scampagnate e merende sostanziose, in particolare durante la Festa che gli viene dedicata ogni anno a maggio.

Dalle origini a oggi: storia, ville e giardini, il legno e la ceramica.

ceramicaIl paese compare nei documenti sin dal secolo X e la tradizione fa risalire il nome e le sue origini a un’antica miniera di rame o una miracolosa vena d’oro. È poco chiaro ancora quale sia stato il suo ruolo nelle guerre tra Firenze e Pisa: quel che si sa di certo è che a San Giovanni Alla Vena si svolse quella che le fonti definiscono come Battaglia del Bagno alla Vena, avvenuta nel 1363.

Tradizionalmente abitato dalle ricche famiglie mercantili pisane, quali gli Alliata, il paese sfoggia ancora oggi maestose ville Sette-Ottocentesche circondate da ampi parchi e, in alcuni casi, dotate di cappelle private: citiamo in particolare Villa Lupi (ora Conti) con la Cappella del Santissimo Crocifisso, edificata nel 1815, e Villa Rossoni-Mastiani con la cappella gentilizia di San Giuseppe, edificata nel 1748; entrambe visitabili su richiesta nell’ambito di un tour dedicato a Ville & Giardini.

Alla fine dell’Ottocento si potevano ancora scorgere le strutture delle antiche torri medievali, anche se già all’epoca abbassate e trasformate in abitazioni. Secondo lo storico Boncinelli sarebbero stati rinvenuti anche i resti delle fortificazioni del borgo, a difesa di uno dei numerosi scali sull’Arno.

E proprio grazie al fiume Arno, già nel 1500, San Giovanni era ampiamente affermato per la sua più grande tradizione: la ceramica. Sugli argini, infatti, gli artigiani ceramisti trovavano abbondanza di argilla nonché rapido accesso al commercio dei manufatti che, per via fluviale, raggiungevano Pisa e il porto di Livorno. La ceramica o “terra rossa”, come veniva chiamata nei documenti del Cinquecento, per differenziarla dalla ceramica di Montelupo Fiorentino, notoriamente a pasta bianca, rappresenta ancora oggi una delle principali risorse tipiche della zona, basti pensare ai rinomati catini schizzati di verde. Alcune storiche botteghe, attive e visitabili ancora oggi, offrono esperienze artistiche autentiche.  Altra grande risorsa, tramandata di padre in figlio per generazioni, è la lavorazione del legno, in particolare volta alla realizzazione di mobili e arredamenti. Sviluppatasi a partire dalla fine dell’Ottocento e i primissimi anni del Novecento, periodo in cui tante piccole fabbriche nacquero e crebbero, alcune fino ad essere apprezzate a livello internazionale, dopo il periodo favorevole della ricostruzione italiana postbellica, il settore ha via via perso di importanza e si è ridimensionato. Oggi varie piccole aziende di zona si sono fortemente specializzate in alcuni ambiti particolari o in produzioni di alta qualità (mobili d’arte, la cantieristica navale, rivestimenti) portando avanti la cultura del legno in modo moderno e contemporaneo.

Il fiume Arno e le Cateratte Ximeniane

cateratteIn origine il fiume Arno attraversava San Giovanni Alla Vena, condizionandolo fortemente a causa delle frequenti inondazioni e dei conseguenti impaludamenti. Nel 1560, in seguito alle opere di bonifica del territorio volute da Francesco I dei Medici, il corso del fiume fu deviato dando forma a una fertile pianura alluvionale. La modifica fu significativa per il paese che andò via via a svilupparsi interamente sulla riva destra, dove lo troviamo oggi, ai piedi del Monte Castellare.

Altra importante modifica idraulica avvenne nel 1583, quando fu aperto il Serezzino, un canale di collegamento tra il fiume Arno e la Serezza, volto ad alleggerire l’afflusso delle piene dell’Arno nella zona paludosa del Lago di Sesto, fino al 1860 il lago più grande della Toscana.

Nel 1757 l’Imperatore Francesco Stefano I di Lorena decise di far scavare a proprie spese un nuovo canale di scolo dal Lago di Bientina (Sesto) all’Arno, detto Canale Imperiale, su progetto dell’ingegnere idraulico Leonardo Ximenes. Il nuovo canale, costruito sulla traccia della Serezza Vecchia, agevolò il deflusso delle acque e la navigazione interna. Concluso il canale, fu costruito l’edificio contenente gli affascinanti ingranaggi di legno che azionavano le tre paratie delle Cateratte Ximeniane, visitabili ancora oggi su richiesta e accompagnamento. 

La Pieve di San Giovanni e il “Chiesino” di Santa Croce nel Monte Castellare

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Protagonista indiscusso quindi l’Arno, sulla cui riva sinistra si specchiava la Pieve di San Giovanni, ricordata fin dall’anno 975, poi distrutta da una piena fatale nel secolo XVI e ricostruita più a monte, sulla sponda opposta, in seguito alla rettifica del 1560.

La prima ricostruzione della Pieve dedicata a San Giovanni Evangelista, risale agli anni 1590-1593. Nel 1828 fu demolita, insieme all’attiguo oratorio della Compagnia di Santo Stefano e, con i materiali ricavati da entrambe le strutture, fu costruita l’attuale. I lavori furono interrotti nel 1830 per mancanza di fondi e ripresi otto anni dopo: la chiesa fu riaperta al culto nella notte di Natale del 1839, anche se i lavori terminarono pochi mesi dopo.

Tra le opere d’arte custodite al suo interno spicca la Croce lignea, sagomata e dipinta a tempera su tavola (257×155) da Enrico di Tedice, nella seconda metà del Duecento. Originariamente esposta nell’antica Pieve al di là dell’Arno, fu poi collocata nell’oratorio del Castellare dove, nel 1931, in seguito a un tentativo di furto, fu gravemente danneggiata e spedita a Firenze per i dovuti restauri. Nel 1968 la croce fu restituita, con grande felicità della popolazione, alla Soprintendenza di Pisa che effettuò l’intervento conservativo e la ricollocò, nel 1972, nella Pieve di San Giovanni Evangelista, dov’è tuttora esposta sopra l’altare.

Simbolo indiscusso di San Giovanni Alla Vena, sulla sua sommità del Monte Castellare, sorge l’omonimo oratorio o “Chiesino”, dedicato alla Santa Croce e alle anime del Purgatorio. La leggenda narra che sia stato costruito da un crociato di ritorno dalla Terra Santa, mentre fonti storiche datano la sua realizzazione al 1657, grazie al contributo economico dei fedeli.

Dal 3 maggio 2015, ricorrenza del centenario di Silvano Batini — uno dei principali promotori della ricostruzione del Chiesino, semidistrutto dai bombardamenti dell’ultima guerra — l’oratorio contiene una copia esatta della Croce lignea di Enrico di Tedice. La croce è stata realizzata, nella parte pittorica, da Stefano Ghezzani e, nella parte lignea, da Nilo Vannozzi: entrambi artigiani sangiovannesi mossi dal nobile desiderio di restituire al Castellare la sua icona perduta.

Tradizionalmente nella prima settimana di maggio si celebra la Festa di Santa Croce in Castellare, molto sentita dalla comunità sangiovannese. Per tutto l’arco della settimana la piazza è animata dai giostrai, ma è dalla sera del sabato che tutto ha inizio: una processione luminosa accompagna la reliquia fino all’oratorio del Castellare e dà il via agli storici fuochi d’artificio; la domenica la reliquia viene ricollocata nella Pieve e il lunedì pomeriggio la comunità festeggia sulla vetta del Castellare, con una leggendaria merenda a base di prodotti locali e ricette segrete delle nonne.

Nel maggio 2017 un’accidentale esplosione ha seriamente danneggiato l’oratorio del Castellare.

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