discovering the Lungomonte countries

Cucigliana, Lugnano, Noce, Caprona: alla scoperta dei paesi del Lungomonte

Ripercorriamo il tratto del fiume Arno che da Vicopisano si dirige verso Pisa soffermandoci a visitare alcuni dei paesini del territorio che si trovano lungo la strada, in un itinerario alla scoperta delle loro storie, delle tradizioni e dei monumenti principali.

Cucigliana e i navicellai dell’Arno

Superato il paese di San Giovanni alla Vena, la seconda frazione che incontriamo è Cucigliana.

Di origine romana, in un documento datato 876 la scopriamo sede di una curtisazienda agricola altomedievale — appartenente al Vescovo di Pisa. E proprio in relazione a Pisa basava il suo sostentamento: traghettando ogni sorta di necessità lungo il fiume Arno (che fino alla fine dell’Ottocento ha rappresentato una fondamentale via di comunicazione della Toscana), i “navicellai” – così erano chiamati gli esperti navigatori del fiume specializzati nel trasporto di merci da Firenze a Pisa – strinsero un legame importante con la città.

Facendo un salto ai giorni nostri, è abitudine consolidata caricare la macchina di damigiane vuote, una o due volte a settimana, per andarle a riempire alla storica fontanella del paese, accanto alla panetteria. Piccolo dettaglio di una dimensione di tipica tranquillità campagnola.

La Chiesa di Sant’Andrea Apostolo

Non lontana dalla nostra fontanella sorge la chiesa, i cui primi cenni di esistenza sono attestati da una pergamena del lontano 17 settembre 1063. L’antico edificio, per secoli sottoposto alla giurisdizione di altre pievi (Calci, Cascina, Lugnano e San Giovanni), si trovava in origine a ridosso dell’attuale campanile ma fu distrutto, intorno al 1700, da una piena dell’Arno e ricostruito dove lo ammiriamo oggi. Inizialmente riedificato come semplice cappella, è stato ampliato i diverse fasi di intervento, nel corso degli anni. Si articola in una facciata a capanna dotata di due porte, conclusa da un timpano decorato da un tondo in terracotta raffigurante Sant’Andrea, al quale è consacrata. Il campanile, sul lato opposto della strada, conserva la base medievale in pietra, decorata da fregi lapidei paleocristiani che la tradizione locale attribuisce ai resti della Badia della Verruca. La parte superiore, a pianta ottagonale, è invece databile al Settecento maturo. La cella campanaria è conclusa in alto da sette grandi vasi in cotto toscano.

Lugnano

Proseguendo il nostro percorso della via Vicarese, proprio sotto il Monte della Verruca, incontriamo Lugnano.

Il nome ne indica chiaramente l’origine romana; deriva infatti da un fundus Lunianus, ovvero un “appezzamento di terra appartenente a Lunius”, prediale romano che ci indica l’appartenenza dei lotti (predius). Attorno all’80 d.c. tutto il territorio pisano fu suddiviso in pezzetti di terra, distribuiti in premio ai veterani dell’esercito. Alcuni di questi appezzamenti agricoli dettero vita a forme di insediamento stabile che mantennero inalterato l’antico nome romano anche in epoca medievale: è il caso di Lugnano che evidentemente era proprietà di un antico soldato di nome Lunius.

Nonostante la chiara origine romana, di quel periodo non rimane nessun reperto. La prima menzione certa di Lugnano risale infatti al 1005 e, nei secoli successivi, viene menzionata solo in atti concernenti proprietà laiche e religiose legate alla città di Pisa.

Fino almeno al XIII secolo vi ebbero numerosi beni i monaci cistercensi del monastero di San Michele in Borgo di Pisa. Nel XIV secolo anche le più importanti famiglie pisane, quali i Gualandi, i Lanfreducci e gli Alliata, vi acquistarono proprietà.

Nella parte nord di Lugnano, lungo le pendici del Monte Pisano, sono ancora visibili i resti di una grande villa fatta costruire dall’abate camaldolese di Cremona, Guido Grandi, matematico insigne e docente di filosofia e matematica all’Università di Pisa.

Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta

La chiesa è nominata per la prima volta in un documento del 4 marzo 1137, tra il 1648 e il 1735 subì diverse modifiche e ristrutturazioni, forse per iniziativa della famiglia Del Mosca. Intorno alla metà del Settecento fu ristrutturata ancora una volta, a opera del rettore Agostino Banti, e ulteriori interventi successivi decretarono l’assetto rimasto immutato fino a oggi. All’interno, i due santi ai quali è consacrata erano originariamente posti in adorazione di un’iconografia della Vergine, andata perduta e sostituita da un vetro dipinto, raffigurante la Sacra Famiglia. Il dipinto, di qualità non indifferente, è ascrivibile a un pittore toscano agli esordi nel XVII secolo, assai vicino ai modi di Giovanni Stefano Maruscelli, e fu donato alla chiesa dalla famiglia Lami di Lugnano.

Chiesa di San Giorgio

Questa graziosa chiesetta compare per la prima volta nel catalogo delle chiese pisane del 1372. Un tempo, nel prato di fronte, si trovava il piccolo cimitero del paese. È stata quasi interamente ricostruita in stile, nel 1939, per essere adibita a sacrario dei caduti della Prima Guerra Mondiale.

La caratteristica borgata di Noce

Incastonata alla base meridionale del Monte della Verruca, sotto una scogliera di massi cavernosi calcarei — le cosiddette Grotte di Noce, tra le quali la più significativa è la Grotta del Pippi — da Noce si può salire verso le pendici del Monte Verruca, attraversando una natura tipicamente toscana con olivi, cipressi, pini marittimi e i classici muretti a secco (i tradizionali “grotti” che delimitano le balze di coltivazione degli olivi). Ancora più a valle si dispiega la Piana di Noce, sulle rive dell’Arno, oggi interessata da attività artigianali e commerciali.

La località, documentata a partire dal 970, è interessante per la sua conformazione e per la sua raccolta compostezza. In passato è sempre rientrata nei possedimenti delle ricche famiglie pisane dei Del Mosca, dei Lanfreducci e degli Upezzinghi i quali svilupparono l’economia del paese con la realizzazione di edifici agricoli per la gestione delle proprietà agricole. La piccola borgata, di sorprendente fascino pittorico, fu forse un’antica stazione balneare lungo l’Arno.

Chiesa di San Domenico

Curiosando per i vicoli acciottolati di Noce, la incontriamo affacciata sulla strada principale. È una piccola chiesa a una navata, con pareti recentemente intonacate. Sulla sommità della facciata a capanna è incisa la data 1639, presumibilmente anno di ultimazione dei primi interventi. Nel 1735 è attestata alla famiglia Del Mosca, a questa data Mario Del Mosca segnalava un dipinto raffigurante la Vergine, San Domenico e altri santi, che l’erudito attribuiva al Maruscelli, attualmente conservato nella Chiesa del Santissimo Salvatore di Uliveto.

Villa Lanfreducci-Upezzinghi (ora Cilotti)

Dimora storica del 1400, vide l’alternarsi di famiglie fiorentine e pisane. Ai Lanfreducci di Firenze seguirono i Lanfranchi e gli Scotto Mosca di Pisa nel XV secolo. Gli stemmi di queste famiglie si vedono ancora oggi nel salone al piano terra. L’interno conserva arredi e pavimenti in cotto originali, nonché gli affreschi del Ghirlanda – prestigioso pittore fiorentino del Cinquecento – autore di una parete del Camposanto monumentale di Pisa e degli affreschi del Palazzo di “Fiumi e Fossi”, un tempo chiamato “Alla giornata”: motto della famiglia Lanfreducci che ritroviamo anche nella villa.

Profondamente rinnovata nel 1637, con un grande cortile ornato da un finto bozzato ottocentesco, sfoggia ancora oggi un classico giardino all’italiana.

Caprona: la Torre citata da Dante Alighieri e la Pieve romanica di Santa Giulia

Passato Uliveto, proseguendo sulla via Vicarese, troviamo Caprona, l’ultima e tra le più interessanti frazioni di Vicopisano, anche perché il Castello di Caprona vanta un suo, seppur piccolo, posto nella letteratura dantesca, come vedremo.

Caprona si sviluppa in pianura, nei pressi del fiume Zambra, sotto il versante del Monte della Verruca che guarda verso Pisa, immersa in un bellissimo contesto naturale di macchia mediterranea, rocce calcaree e fresche pinete. L’ambiente è reso ancora più affascinante dalla presenza delle cave che, creando dei terrazzamenti naturali a quote elevate, generano panorami mozzafiato, con la possibilità di spaziare su tutta la vasta pianura pisana sino a Livorno e alle isole dell’Arcipelago Toscano.

Già esistente in epoca romana sotto il nome di “Villa de Caprona”, durante il Medioevo fu sede di un importante castello situato sull’altura dove oggi sorge l’ottocentesca torre degli Upezzinghi. Il borgo si era sviluppato intorno alla bellissima Pieve di Santa Giulia, attestata per la prima volta intorno all’anno 1096. Il castello, rammentato nella documentazione archivistica fin dal 1051, era residenza esclusiva della nobile famiglia pisana dei Da Caprona, sotto il cui dominio era posto questo territorio.

Caprona fu centrale nelle feroci battaglie tra Pisa e Firenze che si contesero, a lungo e con alterne fortune, il suo dominio. Il 16 agosto 1289, alla conquista del castello partecipò anche il sommo poeta Dante Alighieri, giovane feditore (soldato a cavallo). Il castello cadde, ma garantì a Caprona un posto nel XXI canto dell’Inferno:

così vid’ ïo già temer li fanti

ch’uscivan patteggiati di Caprona,

veggendo sé tra nemici votanti.

L’episodio fa riferimento alla paura che i soldati pisani, usciti “patteggiati” ovvero dopo aver nogoziato la loro resa, mostravano di fronte alla numerosa schiera di soldati fiorentini.

Al termine di una serie di incursioni da parte dei fiorentini, il castello fu smantellato nell’anno 1433. La tradizione vuole che il Granduca di Toscana, Cosimo I de’ Medici, avesse fatto costruire lungo le pendici del monte un grande palazzo, oggi totalmente distrutto, i cui resti erano però ancora distinguibili alla fine dell’Ottocento.

Torre degli Upezzinghi

Simbolo del paese, nonché uno dei luoghi più caratteristici di tutto il lungomonte pisano, ha origini combattute. Il castello di Caprona — del quale si hanno fonti documentate almeno a partire dall’XI secolo — fu appunto conquistato nel 1289 dalle truppe fiorentine e smantellato nel 1433. Secondo la tradizione locale, la torre rappresenterebbe l’unico brano superstite della rocca medievale, nientemeno che il baluardo, dai cui spalti, i pisani poterono vedere in faccia Dante, impegnato a dare man forte ai suoi concittadini, nella conquista della rocca.

In realtà l’ipotesi più plausibile è quella secondo il quale la torre fu edificata agli inizi dell’Ottocento dagli Upezzinghi nei pressi della chiesa romanica di San Biagio (detta “al Castello”) i cui resti — scomparsi nel tempo con l’erosione della roccia — erano ancora esistenti fino ai primi decenni del Novecento, come testimonia una foto conservata nell’Archivio fotografico della Soprintendenza di Pisa.

Pieve di Santa Giulia

Questa incantevole pieve romanica, incorniciata da olivi e cipressi, sorge in una verdissima pianura delimitata dalla sponda dell’Arno.

Realizzata in conci di arenaria e bozze di verrucano, rivela varie fasi costruttive: sebbene la prima attestazione risalga al 1096, le strutture murarie rivelano un’appartenenza approssimativa ai secoli IX-X. In questo periodo, secondo gli studiosi, sarebbe stata realizzata una chiesa a navata unica, di dimensioni minori rispetto all’attuale, con una piccola abside semicircolare, i cui resti murari, insieme a quelli della base dell’altare originario, sono emersi durante gli incredibili lavori di restauro eseguiti dalla Soprintendenza negli anni Settanta.

Santa Giulia e l’abitato che le era sorto intorno cominciarono a decadere nel corso del XV secolo: l’incursione fiorentina del 1433 portò con sé gravi danni. Colpita successivamente dalle inondazioni dell’Arno, la chiesa rimase in stato di abbandono fino al tardo Cinquecento, quando cominciarono i primi interventi di ripristino, ad opera dell’Arcivescovo di Pisa Dal Pozzo. Tra le molte migliorie, sorse anche il piccolo cimitero rigoglioso che vediamo ancora oggi. Dal 1632 fino alla prima metà dell’Ottocento, in varie fasi di intervento, il complesso subì un’ampia trasformazione a spese della famiglia Cambini che esercitava il patronato sulla chiesa; possiamo ancora ammirarne lo stemma sulla facciata. Dagli inizi del Novecento ripresero gli interventi conservativi, ma solo negli anni Settanta si è proceduto a un interessante restauro.

La visita alla Pieve si inserisce perfettamente in un percorso alla scoperta delle Pievi Romaniche di Vicopisano e del Monte Pisano.

Palazzo Luperi Centoni

Impossibile non notarlo passeggiando sugli argini, in direzione di Santa Giulia.

Questo maestoso palazzo è di origine medievale, come si rileva dalle pietre in verrucano e dagli archi a sesto acuto emergenti da sotto l’intonaco, simili a quelli della pieve. Può darsi si trattasse in origine di una fortificazione posta davanti alla laguna che, in epoca medievale, costeggiava Caprona. L’aspetto del palazzo è attualmente tardo-settecentesco, come denunciato dalle profilature in pietra serena della porta di ingresso. Le fonti descrivono al suo interno un teatro e una cappella, conserva ancora oggi le volte affrescate dal Niccolini nei primi dell’Ottocento.

Notare: San Giovanni alla Vena e Uliveto Terme non sono compresi in questo percorso, perché potete scoprirli leggendo le descrizioni dedicate nei loro articoli.

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